Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape... Primo Levi, Il sistema periodico
» Blog » Archivio » 2015

Castronerie

Rispondiamo all'articolo di Fabio Rizzari, della Guida vini dell'Espresso, contenuto in un post di Filippo Ronco su Vinix che potete leggere qui: https://www.vinix.com/blog.php

La prima parte della nota a margine ci trova d’accordo; è cosa diversa dare/fare informazione dallo sbattere il mostro in prima pagina, in questo caso ben 17 aziende, senza sapere, o volendo ignorare, cosa succede realmente e comunque prima di una sentenza di tribunale. 
L’articolo di Fabio Rizzari, invece, è tutt’altro:
pesticidi, erbicidi, concimi non organici e simili sono consentiti nell’agricoltura convenzionale e NON SONO AMMESSI nel regime biologico. La quantità di cui parla Rizzari non c’entra niente, nel biologico non è consentito darne “un po’ meno” ma E’ PROIBITO usare questo genere di sostanze, L’affermazione sulle mele o carciofi contenuta nella prima parte dell’articolo, oltre a non avere niente a che vedere con le vicende friulane, è una castroneria completamente fuori della realtà ma, purtroppo, crea disinformazione. Si può discutere sulle maglie larghe dei disciplinari, ma per favore, sarebbe più serio evitare le chiacchiere da bar.
Per quanto riguarda il vino: nell’elenco “parzialissimo” delle sostanze ammesse nella vinificazione si mescolano nel calderone della disinformazione bentonite e chips, bisolfito di potassio e membrana bipolare, aromatizzanti, gomma arabica e tannini enologici, mettendo tutto sullo stesso piano e usando nomi dal suono spaventoso propinati in modo un filino demagogico. A proposito, chi non ha mai usato un pizzico di cloruro di sodio per dare sapore agli alimenti? E se dicessimo che sul campo usiamo i feromoni come antiparassitari, che effetto farebbe? E perché Rizzari (che tra l’altro conosciamo ed è persona molto simpatica) non organizza un movimento per chiedere una modifica della legge, visto che la sua professione è assaggiare e giudicare vini siffatti?
La pratica agricola e la produzione di vino richiedono entrambe una serie di competenze che i consumatori, giustamente perché non è il loro mestiere, ignorano. Poiché la nostra azienda è, pardòn, biologica certificata da quasi trent’anni, e produciamo vini non manipolati e SANI per quanto possano esserlo delle bevande alcoliche, NON ci piacciono e NON approviamo molte delle pratiche citate nell’articolo e consentite dalla legge. E come Soldati siamo convinti che sia più innocuo un po’ di zucchero, questo invece non ammesso dalla legge italiana, che un sacco di schifezze prodotte in laboratorio. Ma fare di tutte le erbe un fascio significa dare informazioni sbagliate, ed equivale a comunicare che più o meno il vino si può fabbricare in qualunque modo, ergo qualunque errore di giudizio sulla sua bontà è lecito, e non scandalizziamoci se si danno premi o bicchieri/grappoli a chi usa una sostanza non consentita anziché un’altra, per quanto simile. 
Questo tipo di comunicazione non danneggia chi dovrebbe ma nuoce fortemente ai produttori seri che non raccontano balle e si fanno un mazzo così perché CREDONO nella tutela della salute e dell’ambiente nonché nel loro mestiere, in un buon lavoro artigianale (e perché no? anche industriale di livello), con un ritorno economico dal sufficiente al pessimo e costretti a combattere con burocrazia, concorrenza sleale, cattiva informazione e chiacchiere. Ma c’è qualche produttore che si fa vivo?

Riportiamo qui di seguito la risposta di Fabio Rizzari e la nostra.

Fabio Rizzari:

Letto la puntualizzazione sugli obblighi di legge del “biologico e modificato prontamente la parte in questione, riportata in effetti in modo sommario, grazie. Una doverosa ammissione di superficialità, a dire il vero in parte compensata dalla constatazione che i prodotti certificati biologici non sono comunque così puri e duri come si vuol far credere (cfr ad esempio questo post di Bressanini http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/11/18/dieci-vero-o-falso-sul-biologico/). 
Ma come giustamente sottolinea Filippo, non era certo quello il centro del mio ragionamento. 
Comunque, dopo aver preso e accettato la secchiata di merda che mi riguarda, ributto al mittente la secchiata di merda che NON mi riguarda. 
L’elenco parziale di pratiche e sostanze ammesse nella fabbricazione del vino non è certo un calderone “demagogico”, ma è – senza alcuna alterazione intimidatoria – una semplice lista che serve a rendere l’idea del livello di manipolazioni, e quindi di permissività, accettato dalla legge italica in materia. Si possono fare tutte le piroette sofistiche che si vuole, ma su questo non ci piove. Come non ci piove sul fatto che, nella fattispecie della produzione di vino, sia particolarmente naif definire il proprio prodotto sano, o anche “limitatamente” sano. 
Infine, a proposito di sapersi informare, lei ignora che se c’è un giornalista che scrive magari qua e là delle cazzate sparse (vedi sopra) ma di sicuro evita accuratamente di fare “di tutt’erbe un fascio”, quello son mi: e fin dal 1927. 
Il mio ritornello ossessivo è “valutare caso per caso”, e su questo principio critico ho rotto i coglioni e continuo a romperli monotonamente da decenni ai quattro lettori che mi seguono. Quindi lei non può certo parlare in generale di cattiva informazione; casomai può ammettere di essersi informato in maniera cattiva. 

 

Villa Chiarini Wulf: Signor Rizzari la secchiata di merda, come la chiama lei, se la tenga, perché se qualcuno ha lanciato escrementi non siamo certo noi.  La parte sul biologico, infatti, non riporta la realtà in modo “sommario” come lei afferma ma è semplicemente falsa: non si tratta di voler essere duri e puri, bensì di leggi e regolamenti molto precisi, e per quanto riguarda l’agricoltura sempre più restrittivi. Tra l’altro ieri abbiamo letto il testo integrale del suo articolo in cui insisteva, chissà poi perché,  proprio sul  concetto che nel regime biologico si usano gli stessi “insetticidi” e quant’altro dell’agricoltura convenzionale, ma solo in misura un pochino minore.  Se questo fosse solo un modo “sommario” di trattare l’argomento saremmo tutti una massa di deficienti  e sciagurati che oltre a lavorare duramente la terra paghiamo e subiamo controlli e rotture di scatole per spruzzare un po’ meno rogor o glifosate. La pagina da lei citata sembra non esistere più, peccato, l’avremmo letta volentieri.

 Per quanto riguarda la parte sulla vinificazione non ci azzardiamo a entrare in merito al mestiere di giornalista, ma da vecchi lettori sappiamo bene che c’è modo e modo di riportare un fatto. E il lettore che non sa, perché non può sapere, tutto quello che c’è da conoscere sull’argomento, da una massa di nomi e dati così come lei la presenta è indotto in errore; nel mondo del vino c’è una confusione assurda, a voler adoperare termini gentili, in parte creata proprio da questo genere di articoli, e questo non è un inutile sofisma ma un argomento ben più grande che è quello della corretta informazione. Circolano arroganza, pressapochismo e voglia di gridare, così  come fretta e credulità, e a farne le spese sono i produttori onesti anche se, al solito, tacciono. Cercheremo comunque di porre rimedio al più presto alla nostra ignoranza sulla sua attività dal 1927 (? accipicchia). Ma le facciamo notare che la valutazione del singolo caso è esattamente quello che abbiamo fatto rispondendo al suo articolo.

E sì, siamo consapevoli di essere naif nel nostro approccio al mondo; tant’è che interveniamo in questa sede e in altre quando ci sembra importante, e non ci spaventa raccontare la verità parlando del nostro mestiere. E tranquillamente continuiamo ad affermare, repetita iuvant, che i nostri vini sono sani per quanto lo può essere una bevanda alcolica. Sani nel senso che non contengono e non sono stati fatti con sostanze che possono arrecare danni alla salute né alterare gli spontanei profumi e sapori, sani nel senso che anche se bevuti in quantità non proprio modeste nonostante la buona gradazione non danno problemi di mal di testa o mal di stomaco. Sani nel senso che non sono vini costruiti in cantina ma sono ottenuti in maniera schietta e spontanea per quanto lo può essere un manufatto umano.

Fabio Rizzari:

Evito accuratamente di alimentare polemiche sterili, soprattutto con persone che salgono sul piedistallo dei duri e puri senza raccogliere minimamente l'invito a essere costruttivi. In questo caso specifico c'è di più: fieri di aver preso un giornalista (vil razza dannata) in castagna, i duri e puri rincarano la dose, insistendo su un punto per il quale ho già ammesso di aver riportato dati inesatti. La differenza sostanziale è che io ammetto il mio errore, quello di non essermi adeguatamente documentato (peraltro su un elemento che era marginale, non centrale nel post). Lei non ammette il suo, di errore: quello di non volersi documentare, sia pure in modo sintetico, sul suo interlocutore. Si comporta insomma come non pochi produttori: pretende il massimo rispetto per il suo lavoro, sprizzando Giustizia e Diritto in ogni direzione, ma non è disposto a riconoscere lo stesso rispetto e la stessa attenzione a un esponente della volgare genìa degli scribacchini. Che è genericamente, aprioristicamente superficiale e in malafede. Stavo per invitarla a indicarmi un altro singolo caso in cui io personalmente avrei fatto disinformazione o scritto cose gravemente inesatte, ma preferisco finirla qui, perché i palleggiamenti botta/e/risposta sul web e altrove mi stancano subito.

Villa Chiarini Wulf: Sulla stanchezza concordiamo in pieno


 

Villa Chiarini Wulf Società Semplice Agricola - p.iva 02054270562 tel. 0761 1790376 cell. 3473045733 - 3392887737 prodotti@villachiariniwulf.it appartamenti@villachiariniwulf.it
Realizzato con Simpleditor 1.7.5
X
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.