Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape... Primo Levi, Il sistema periodico
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Territorio

foto e copyright di Davide Ghaleb

Ma quando non ci sarò più io, chi te le racconterà ‘ste cose? Con queste parole si è aperta al Museo della Città e del Territorio la presentazione di Grano, libro scritto da Domenico Birelli e edito da Davide Ghaleb. Gabriella Norcia, curatrice della collana Fogli di vita in cui il libro è stato pubblicato, conduceva la chiacchierata con Domenico, Olindo Cicchetti leggeva alcuni brani dell’autore. Domenico ne ha scritti tre di libri, oltre a questo L’ultimo Casaccio e Monte Fogliano tutti per la casa editrice Ghaleb.

Il titolo della serata nasce una mattina in cui lui e Gabriella si erano recati a camminare su un  altro monte vetrallese, il Monte Calvo, per parlare del libro che sarebbe uscito di lì a poco. C’era con loro Elia, figlio di Gabriella, e Birelli camminando gli illustrava le piante, gli raccontava degli animali e di come si viveva fino a non molto tempo fa, ripetendo, appunto, ma quando non ci sarò più io, chi te le racconterà ‘ste cose?

Birelli, classe 1929, è cresciuto nei boschi del Monte Fogliano da lui narrato nell’altro suo libro e infinitamente amato;  ne conosce ogni anfratto, ogni specie animale, ogni grotta, ogni sorgente. Ci racconta della neve e della luna alta in cielo, dei resti dell'acquedotto etrusco romano che corre nel bosco lungo tutto il fianco del monte, dei mattini d’estate; e meraviglia cogliere lo struggimento con il quale ne parla.

Domenico ci ha raccontato della storia del grano, dalla semina eseguita in un ritmo cadenzato che diventava quasi passo di danza,  muovendo le dita in modo tale che i chicchi lasciati cadere al suolo non fossero né troppi né troppo pochi; la misura era il palmo della mano aperto sul terreno, e lì dovevano stare otto chicchi esatti per avere il raccolto migliore. Di quando a maggio i campi di grano ondeggiavano al vento, le spighe tutte inclinate nella stessa direzione come una grande onda che poi al mutare del vento cambiava direzione, e a giugno si indoravano  e  allora si ripensava alla fatica della semina compiuta in autunno, al freddo, a volte sotto la pioggia se c’era da sbrigarsi.  Dei canti della mietitura, come abbiamo visto in un piccolo documentario di Ebe Giovannini. E infine arrivava il momento di cuocere il pane nei grandi forni a legna, pronti per ricevere le forme quando i mattoni all'imboccatura diventavano bianchi. Domenico ha cantato anche ieri, improvvisando le rime spontaneamente, come gli venivano, e ancora quando si parlava con un bicchiere e una bruschetta in mano e quando, a fine serata, ci siamo dati la mano per salutarci. Ha improvvisato un canto ad Anghiari (e al Museo ci ha raccontato come gli tremavano le gambe) di fronte a tanta gente, quando qualche tempo fa gli è stato conferito un importante riconoscimento dalla Libera Università di Autobiografie.

Su tutto la presenza di Fiore Benigni, giovane artista originario di Viterbo, con il suo organetto diatonico.  Ecco, io non lo conoscevo e confesso che appena ha attaccato le prime note ho sentito qualcosa che mi risuonava dentro, le gambe si agitavano per la voglia di ballare, le mani battevano il tempo.  Memorie che non sapevamo di possedere, antiche musiche suonate con maestria, con grande padronanza dello strumento, ma anche con quel quid in più che alcuni musicisti riescono a trasmettere.

Domenico conosce bene anche le miniere, poiché per via del suo lavoro all'Enel si recava spesso in quelle del Monte Amiata. Ricorda la tragedia di Marcinelle, in Belgio, quando a morire sono stati i minatori italiani emigrati. Racconta con dolore quasi stupito del malessere che si prova a scendere giù giù fin dentro la terra, sul viso la pietà verso chi era costretto a trascorrervi gran parte della vita. Speriamo che scriva presto un libro su queste sue altre memorie.

Per informazioni: http://www.ghaleb.it/home.htm

 

 

 

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