Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape... Primo Levi, Il sistema periodico
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Sulla Xylella fastidiosa

 

Sabato 9 maggio presso il Frantoio Paolocci di Vetralla (Viterbo), si è tenuto un incontro sulla Xylella fastidiosa (http://www.frantoiopaolocci.it/news-dettaglio.asp?IDNew=47). Il dott. Balestra dell'Università degli Studi della Tuscia, promotore dell'incontro, ha fatto il punto su questo batterio che sembra essere responsabile del disseccamento rapido dell'ulivo, devastante malattia che si sta diffondendo in Italia.
Purtroppo sulla Xylella non c'è niente di definitivo, se non la Xylella stessa. Abbiamo partecipato al convegno, interessante e molto chiaro: allo stato dell’arte, siamo a conoscenza di come alcuni insetti veicolino questo batterio, sappiamo che questa particolare Xylella (ce ne sono tante, colpiscono viti, agrumi, querce, mandorli, oleandri etc., ma quelle che colpiscono ad esempio le viti non attaccano gli ulivi) proviene dalla Costa Rica, sappiamo che possiamo cercare di prevenire con le vecchie sane pratiche agronomiche basate sul buonsenso, cioè potature, lavorazione e trattamenti con rame tutto al momento giusto e nelle dosi giuste senza eccedere, arature, concimazione naturale. La Xylella attacca soprattutto piante sottoposte a stress di vario genere, per esempio potature fuori stagione o al contrario piante trascurate tra i cui rami non passano luce e sole. Citando anche l’AIAB, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, possono concorrere anche cause legate all’utilizzo massiccio di diserbanti chimici che indeboliscono la pianta esponendola a maggiori rischi e indeboliscono il terreno circostante; inoltre sembrano nocive anche le eccessive concimazioni soprattutto a base di azoto.

Al convegno si è ribadito di NON intervenire con fitofarmaci che non servono a niente; dove si manifesta non resta che eradicare e bruciare. Per il resto si può solo continuare a osservare e studiare sperando di riuscire a trovare una soluzione. Sarebbe auspicabile infatti che di fronte a un disastro di questo genere si investa velocemente nella ricerca, soprattutto visto che tanto poco ancora si sa. Parole che come al solito cadono nel vuoto: il gruppo di ricerca DAFNE dell’Università della Tuscia è tuttora l’unico gruppo di ricerca accreditato ….


 

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