Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape... Primo Levi, Il sistema periodico
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Ci siamo, vendemmia Manzoni bianco 2013

 Ebbene ci siamo, si inizia la vendemmia. Thomas è tornato proprio ora dal vigneto e, come al solito, il Manzoni con la sua esuberanza ci ha preso in contropiede. Di solito qui nel Lazio è pronto intorno al 20-22 agosto, in Toscana segue di una decina di giorni. Quest’anno, per noi che facciamo Manzoni a Vetralla e a Pienza, è in gran ritardo. Perciò eravamo piuttosto tranquilli che prima del cambio di mese questa volta non sarebbe successo niente. E invece l’uva è dolce ma non troppo, ha una bella acidità e 25 gradi brix!
Il 2007 l’abbiamo vendemmiato il 15, sì, proprio a Ferragosto, con i figli che sbuffavano e brontolavano in quel caldo micidiale. Il problema, con il Manzoni, è che con la canicola agostana si può lavorare solo la mattina e per via della luce neanche tanto presto, diciamo dalle 7 alle 11. Poi basta, altrimenti l’uva si cuoce e i vendemmiatori non resistono. Quindi non solo la vendemmia dura diversi giorni, ma è anche difficile trovare chi ti viene a lavorare, in quel periodo. E devo dire che il Manzoni bianco è un gran vino, ma a ogni vite ti devi chinare o inginocchiare per cercare e tirar via quei grappolini che si vanno ad attorcere ai rami della pianta, non come il Trebbiano o il Merlot che con una sforbiciata fai cadere due grappoli che ti riempiono il cestino.
Perciò due estati di seguito, l’anno scorso e il 2011, abbiamo optato per la raccolta notturna meccanizzata. Non c’è che dire, sembrava un viaggio spaziale con i fari di quella macchinona che illuminavano i filari; da mezzanotte alle 6 di mattina l’uva arrivava bella fresca ogni mezz’ora, e alle 11 il lavoro in cantina era già finito. Però, però … anche se il trasporto dalla vigna alla cantina dura solo 5 minuti, è inevitabile che l’uva si maceri e il succo fuoriesca.
Quest’anno, così inclemente e difficile, in questo ci ha aiutati: l’estate sembra già finita, perciò via, si può vendemmiare a mano.
Oltretutto, e questa è una triste realtà, per via della crisi abbiamo trovato una squadra di una dozzina di persone.
Stiamo a vedere come sarà quest’annata. Secondo me, e spero che non mi legga Alberto, il nostro enologo che spiega tutto razionalmente, c’è sempre un elemento imponderabile: magari l’uva non sembra un granché poi, e non si riesce a spiegarne la ragione, col tempo esce fuori un vino che ti entusiasma. O magari viceversa, da grandi aspettative non si arriva a un vino che riescono a soddisfarle; c’è sempre quel “quid”, quella “cosa là” che non trova spiegazione nella lavorazione o nel processo chimico, nonostante tutte le considerazioni, le ricerche e le analisi. Per fortuna, direi!


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