Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape... Primo Levi, Il sistema periodico
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Il Morbo di Parkinson, l'acqua e i costi dei prodotti biologici per il consumatore

In questo post riassumiamo molto brevemente tre interventi: Morbo di Parkinson ed erbicidi, a cura della dott.ssa Giovanna Loria specialista in neurologia, Acqua e produzione di cibo della dott.ssa Antonella Litta, specialista in reumatologia e referente dell’ISDE, L'agricoltura biologica del dott. Andrea Ferrante, agronomo e Presidente Aiab.


E’ ormai accertato che il Morbo di Parkinson si sviluppa in misura assai maggiore nei paesi sviluppati e ad agricoltura avanzata; in Francia, per esempio, è riconosciuto ufficialmente tra le malattie professionali dovute all’esposizione a erbicidi.

Gli esperimenti su topi e ratti, oltre a rilevare mutazioni genetiche, confermano che maggiore è l’esposizione a erbicidi e più ravvicinato nel tempo è l’esordio della malattia.

Negare che gli erbicidi siano una delle cause del Parkinson è come negare l’effetto delle sigarette sul cancro al polmone.

Per combattere questa patologia è necessaria una maggiore informazione e un cambiamento radicale delle politiche agricole.

Questo porterebbe anche a una diversa valutazione dell’importanza dell’acqua e alla sua tutela.

Nella Valle del Sacco, in provincia di Frosinone, dove erano  presenti importanti industrie di erbicidi, i materiali tossici hanno inquinato le acque; una decina di anni fa, in seguito all’esondazione del fiume, la zona è stata dichiarata interdetta all’agricoltura.

(Nel mais, nel fieno, sulle sponde del fiume e nel latte dei bovini  furono trovate sostanze tossiche vietate in Italia dal 2001. 25 mucche morirono per avvelenamento da arsenico, si dovette abbattere il bestiame e distruggere i prodotti agricoli, N.d.R.)

Come abbiamo sentito in precedenza anche l’acqua che proviene dal Lago di Vico è contaminata dalle microcistine, eppure viene impiegata per irrigare le coltivazioni.

L’Italia preleva il 30% delle sue risorse idriche. Lo stress idrico stimato è medio alto; sarebbe importante la sistemazione della rete idrica, che vede un numero di perdite importante.

Anche la produzione di carne ha bisogno di un altissimo quantitativo di acqua: per produrre 1 kg. di carne di vitello occorrono 15,458 litri di acqua, a fronte di quantità molto più basse per produrre legumi e verdure.

Lo spreco di acqua deriva anche da quello alimentare: 1/3 del cibo prodotto in occidente viene buttato via.

Parliamo ora anche di costi: acquistare un prodotto biologico costa sicuramente un po’ di più rispetto a uno convenzionale.

La realtà, tuttavia, è molto diversa: infatti la produzione di quello stesso prodotto nato dall’agricoltura industriale la paghiamo anche con le spese per la sanità, per il consumo di acqua, di energia eccetera, e lo paghiamo noi di tasca nostra, perciò in realtà un prodotto biologico costa meno di uno convenzionale.

Nella preparazione di un pasto il costo stimato per gli ingredienti è circa il 30%, perciò per quanto riguarda le mense sia pubbliche che aziendali e la ristorazione, un leggero aumento non incide molto né sulla spesa finale né sul guadagno.

L’agricoltura convenzionale, in ultimo, significa non soltanto inquinamento ma spesso anche lavoro nero e catena di produzione ingiusta, in quanto al produttore arriva ben poco di quanto noi paghiamo per il suo prodotto.

Sono tre le ragioni per cui un alimento costa poco: 1) è inquinato, 2) è prodotto attraverso lo sfruttamento del personale  (e si ricordi anche il fenomeno del caporalato) 3) è pagato troppo poco al produttore.

Noi di Villa Chiarini Wulf ringraziamo chi ci ha seguito nel nostro tentativo di divulgare questi temi così ben esposti durante il convegno. Ci scusiamo con i relatori per aver semplificato e abbreviato i loro interventi, ma abbiamo pensato che fosse il modo più utile per dargli maggiore visibilità e cercare di colpire la sensibilità individuale. Il disastro ambientale si può ancora fermare, sta solo a noi.
 

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