Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape... Primo Levi, Il sistema periodico
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Il lungo inverno caldo


Era mia intenzione, una ventina di giorni fa, pubblicare una foto della bella mimosa fiorita davanti al cancello di casa, accennando ai cambiamenti climatici visto che la fioritura aveva un anticipo di un mese o più, ma concludendo che tale bellezza è sempre un piacere.
Poi ho fatto altre cose, e intanto ho dato un’occhiata ai lavori sul clima. Non che non sapessi quanto segue, ma insomma si deve pur vivere e non pensare continuamente a disgrazie. Ma leggere nuovamente queste cose fa star male, angosciosa l’impressione di ballare sul Titanic, solo che là era una nave che affondava, qua il mondo così come lo abbiamo conosciuto sta scomparendo.
E’ inutile nascondersi dietro un dito, il punto di non ritorno è superato; dovremmo impegnarci almeno a rallentare il processo, ma chi dovrebbe prendere quelle decisioni che avrebbero un senso e un peso è completamente sordo, per stupidità, grettezza, miopia.
Il necessario cambiamento di stile di vita, ma anche psicologico e culturale, sembra lontano, anche se qualcosa, come singoli individui e piccoli gruppi, si muove.
Oggi 14 febbraio abbiamo raccolto questo mazzetto di asparagi selvatici anch’essi in anticipo di una buona mesata. Ora c’è un vento caldo che squassa le finestre, anche se almeno un po’ di pioggia, dopo mesi di siccità, l’ha fatta.
Qui di seguito alcuni stralci sull’argomento; da notare che uno risale al 2007.
P.S.
Gli asparagi erano squisiti


EMISSIONI DI GAS SERRA

Le emissioni di gas serra stanno aumentando più rapidamente del previsto e gli effetti si stanno palesando prima di quanto si potesse supporre solo pochi anni fa.
Il riscaldamento globale avrà effetti catastrofici come l’innalzamento del livello del mare, l’incremento delle ondate di calore e dei periodi di intensa siccità, delle alluvioni, l’aumento per numero e intensità delle tempeste e degli uragani. Questi fenomeni avranno un impatto su milioni di persone, con effetti ancora maggiori su chi vive nelle zone più vulnerabili e povere del mondo,danneggeranno la produzione alimentare e minacciano specie di importanza vitale, gli habitat e gli ecosistemi. (WWF Italia)

LA DESERTIFICAZIONE, SCRITTO NEL 2007
l concetto fondamentale che sta alla base della desertificazione eÌ€ quindi rappresentato dal degrado delle terre. A riguardo eÌ€ opportuno riferirsi alla definizione UNCCD2 dove di parla di “diminuzione o scomparsa della produttivitaÌ€ biologica o economica e della complessitaÌ€ delle terre coltivate non irrigate, delle terre coltivate irrigate, dei percorsi, dei pascoli, delle foreste o delle superfici boschive in seguito all’utilizzazione delle terre o di uno o piuÌ€ fenomeni, segnatamente di fenomeni dovuti all’attivitaÌ€ dell’uomo e ai suoi modi di insediamento, tra i quali:
i) l’erosione del suolo provocata dal vento e dall’acqua;
ii) il deterioramento delle proprietaÌ€ fisiche, chimiche, biologiche o economiche dei suoli; iii) la scomparsa a lungo termine della vegetazione naturale.”La desertificazione, i costi dell’inazione e la valutazione delle opzioni di adattamento al cambiamento climatico
Gretel Gambarelli, Carlo Giupponi, Alessandra Goria
1 - World Bank, Environment Department, Climate Change Unit, Washington D.C.
2 - Università degli Studi di Milano, Fondazione Eni Enrico Mattei, Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici
3 - Fondazione Eni Enrico Mattei,
Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici


SULLE MIGRAZIONI
Rispetto al periodo preindustriale la concentrazione di CO è aumentata del 40%, segno
che lo sviluppo imperniato sui combustibili fossili, che ha dato maggiore benessere ai paesi più industrializzati per alcune generazioni, rischia di sconvolgere la vita di tutti i popoli per le generazioni attuali e quelle future. Se gli effetti del cambiamento climatico riguardano tutti, però, essi impattano maggiormente sui paesi più poveri e sulle popolazioni più vulnerabili. Anzi, coloro che meno hanno beneficiato del benessere economico, ne subiscono maggiormente le conseguenze, avendo strutture e infrastrutture più fragili; anche nei paesi sviluppati e nelle economie emergenti, gli strati meno abbienti e in condizioni di vita precaria della popolazione soffrono e rischiano di più. Oggi le perdite economiche legate al cambiamento climatico non si calcolano più solo in costi assoluti o punti di PIL, ma anche in perdita di vite umane, di possibilità di
sviluppo, di deterioramento delle condizioni e della percezione di benessere.
i modelli indicano come regioni a maggior rischio il Mediterraneo, il Nord Africa e il Medio Oriente, ma anche i paesi dell’America Latina e i Caraibi. Per esempio, nel Mediterraneo il luglio piuÌ€ caldo rischia di essere superiore di 9°C al luglio piuÌ€ caldo registrato ai giorni nostri, e le temperature invernali rischiano di assomigliare a quelle che attualmente registriamo nei mesi estivi. Le ondate di calore hanno conseguenze drammatiche: oltre a provocare migliaia di morti, favoriscono gli incendi di vaste proporzioni e la perdita dei raccolti. I trend migratori giaÌ€ oggi si concentrano prevalentemente nelle aree che i modelli definiscono a piuÌ€ alto rischio nel caso di ulteriore aumento della temperatura.
D’altro canto, se si prendono in esame altri fattori, per esempio l’innalzamento dei mari, le regioni piuÌ€ colpite dal punto di vista economico e di benessere potrebbero essere quelle settentrionali dell’Europa Centrale, il Sud Est Asiatico e l’Asia Meridionale.
Accanto a questi fenomeni, l’acidificazione degli oceani e dei mari dovuta all’aumento di CO2 immagazzinata nelle acque, insieme all’aumento della temperatura delle acque e agli eventi estremi (per esempio i tifoni) dovuti al cambiamento climatico, e insieme all’attivitaÌ€ umana direttamente predatoria (pesca eccessiva e distruzione degli habitat), potranno avere effetti devastanti su ecosistemi particolarmente sensibili come le barriere coralline, dove giaÌ€ si stanno verificando fenomeni di sbiancamento, che potrebbero non crescere piuÌ€ e addirittura dissolversi: questo avraÌ€ conseguenze drammatiche per tutte quelle popolazioni la cui vita dipende da questi ecosistemi per la pesca, il turismo ecc., vale a dire circa 500 milioni di persone.

Questo eÌ€ il linguaggio di cautela scientifica, ma in realtaÌ€ i 4°C si potrebbero raggiungere per la metaÌ€ del secolo. Attualmente l’aumento medio della temperatura globale eÌ€ di 0,85°C
 
Per le ragioni che verranno esposte nel capitolo seguente, eÌ€ difficile dire quante persone sono forzate a spostarsi a causa del cambiamento climatico. Pur tuttavia, l’Internal Displacement Monitoring Agency ha calcolato che oggi le persone hanno il 60% per cento in piuÌ€ di probabilitaÌ€ di dover abbandonare la propria casa di quanto non ne avessero nel 1975. Dal 2008 al 2014, oltre 157 milioni di persone sono state costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi.

MIGRAZIONI E CAMBIAMENTO CLIMATICO
BRIEF A CURA DI CeSPI, FOCSIV E WWF ITALIA
Ottobre, 2015
Redazione a cura di: Maria Grazia Midulla (WWF) e Andrea Stocchiero (Focsiv e CeSPI)

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