Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape... Primo Levi, Il sistema periodico
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Tiremm innanz

 

 

In un primo momento avevamo pensato di intitolare questa comunicazione Requiem per il Manzoni Bianco: infatti la vigna vetrallese di Manzoni Bianco non esiste più, è stata travolta dal mal dell’esca (vedi foto). Per chi non lo conoscesse si tratta di un insieme di funghi diversi contro il quale non esiste rimedio, se non cercare di arginarlo estirpando le piante malate e bruciandole: assicuriamo che in un vigneto di due ettari e mezzo e in presenza di una malattia virulenta è un lavoro pazzesco. Una volta estirpato un vigneto, per un periodo di almeno tre anni reimpiantare è ad altissimo rischio. Già l’umidità del 2013 aveva fatto i suoi danni, il 2014, così estremo, ha concluso l’opera facendo esplodere in maniera incontrollabile il mal dell’esca che ha attaccato oltre mille piante. La cosa più probabile, visto che nel raggio di due tre chilometri non ci sono altri vigneti, e i più vicini non presentano alcun sintomo, è che le barbatelle fossero già infette al momento dell’acquisto; infatti il mal dell’esca si manifesta di solito in vigneti piuttosto vecchi, il nostro, impiantato nel 2005, già dopo 5 anni presentava i segni della malattia. Sappiamo da molte fonti, oltre ad averlo visto personalmente, che in Italia il mal dell’esca, certamente malattia endemica ed esplosa con il cattivo tempo delle ultime due annate, è molto diffusa proprio in vigneti giovani. Ma in questo campo siamo lontani da una class action (azione collettiva), per richiedere un accertamento e una soluzione del problema.
Ironia della sorte è che non ultima ragione per la scelta del Manzoni Bianco è stata la sua resistenza a varie malattie. Non a questa.
Ma ora, dopo il necessario antefatto, ci interessa altro: a qualche chilometro da noi una vecchia famiglia di agricoltori che lavorano da anni in regime biologico ha impiantato intorno al 2005 sei ettari di vigneto a Malvasia Puntinata, Falanghina, Trebbiano, Montepulciano e Merlot. Già da qualche anno avevamo instaurato un rapporto di aiuto reciproco per alcuni lavori agricoli. Quest’anno proprio nel bel mezzo della vendemmia, anche per circostanze accidentali come spesso succede nel nostro lavoro, è nata una vera e propria collaborazione e abbiamo vinificato le loro uve.
Bella sfida per noi lavorare per la prima volta Falanghina e Montepulciano. Uva e mosto erano estremamente promettenti; i risultati li vedremo più in là.
Tiremm innanz!

Foto presa dal sito regione v.d.a.

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